25 febbraio 2011

Muldon














Luca Casto è morto stamattina in un incidente stradale assieme alla fidanzata, nei pressi di Parma.
Aveva 31 anni, era di Moncalieri, vicino a Torino. Non lo sentivo da almeno 7 anni. L'ho conosciuto durante il primo anno di università, attraverso un forum di appassionati di fantasy. Lui era Muldon dei Ghiacci, io il giovane Xaytar. Ci saremmo visti due o tre volte al massimo, di persona; però nel corso dei due anni in cui ho frequentato col forum ci ho parlato spesso, e mi era sempre stato simpatico. 
Durante l'estate del 2003 assieme ad un amico torinese ed altri due ragazzi cagliaritani, sempre iscritti a quel forum, venne in vacanza a Siena. Non ci conoscevamo molto ma li ospitai nell'appartamento studentesco in cui stavo, complice l'assenza dei miei consueti coinquilini. Ho fatto loro da cicerone a Siena, ci siamo divertiti, abbiamo rotolato per la discesa del bruco. Mi ricordo che Muldon guardava i campanelli delle case da ubriaco, alla ricerca di qualche lontanissimo parente che sapeva residente a Siena, alla ricerca delle radici toscane della sua famiglia.
Poi ci siamo persi di vista, ho cambiato vari forum, per anni non ho più sentito nessuno di quel vecchio gruppo. Abbiamo chiuso totalmente i contatti, nonostante tentativi di incontri successivi; un pò anche per colpa mia, che non volevo avere più nulla a che fare con quel forum e volevo cambiare pagina. Non sapevo neppure che fosse un imprenditore, nè che fosse il presidente dell'associazione nazionale dei produttori di trippa e che facesse una fiera d'autunno a Moncalieri. 
Lo conoscevo poco, ma l'ho fatto dormire nel mio stesso letto durante quelle vacanze del 2003, mentre io mi sistemai sul divano. Poi, svanito nelle pieghe della memoria e nella cinica routine quotidiana.
Solo oggi mi sono tornati tutti in mente, per via del messaggio del suo incidente. Non avevo neppure più il numero di telefono dell'amico che mi ha informato; non capivo di quale Luca si trattasse, pensavo che fosse uno sbaglio di persona.
Ho fatto questo post come monito, come nodo al fazzoletto. Di solito è la vita a custodire la memoria, e la morte porta l'oblio; stavolta vorrei che la colpa delle mie dimenticanze trovasse nella morte un piccolo ricordo.

4 febbraio 2011

Cosa resterà di questi anni '00







Cosa resterà di questi anni '00? Un decennio di cambiamenti o di immobilismo?
Dal canto mio, posso solo inquietarmi di fronte all'attualità dell'Addio di Guccini

24 gennaio 2011

Senza più parole


















Il titolo del post non si riferisce al mio commento sulle ultime vicende politiche, bensì al declino delle capacità oratorie di Silvio Berlusconi. Diciamoci la verità: è fatto vecchio, anche a parlare. Un linguaggio stantìo, aria fritta, una nenia più simile al Papa che a quell'imprenditore rampante degli anni '80.

Sono passati quasi venti anni dal duello televisivo con Occhetto da Mentana, in cui Berlusconi appariva come un politico "nuovo". Erano quelli, i bei tempi andati. Silvio era un venditore, un politico con charme, fascino, carisma. Sapeva parlare, da solo come in pubblico. Sapeva affrontare gli avversari, sapeva reggere il peso delle telecamere e delle domande dei giornalisti. Con un sapiente uso dei media, del marketing elettorale, degli spin doctor e di tutte le nozioni di comunicazione politica d'oltreoceano, si era costruito un personaggio solido e carismatico. Senza un briciolo di ideologia o di filosofia politica alle spalle. Pura immagine, puro carisma. Un venditore porta a porta di "buone speranze", da pagare in voti invece che in denaro.

Ma il tempo non è galantuomo. Silvio è invecchiato, usurato dal potere politico e mediatico. Non sa più affrontare un dialogo pubblico. Il suo ultimo duello risale allo scontro con Prodi, nel 2006, e l'ha pure perso. Non è una strategia politica, per sembrare superiore a tutti gli altri politici e ai "pollai" dei talk-show. Non sa proprio più affrontarli. Non partecipa a nulla, a meno che non sia l'unico ospite con giornalisti ammaestrati. Non riesce più a sostenere gli scontri verbali.

Silvio è vecchio e usurato. Dopo anni passati ad asservirsi i giornalisti e a circondarsi di leccaculo, ha lentamente perso le sue capacità oratorie. Per un venditore è una perdita enorme. Fortunatamente per lui, ha ancora tanti soldi e tanto potere. E tanti media da sfruttare per videomessaggi e monologhi. Ma le sue capacità retoriche sono sparite, non è più il nuovo che avanza, è il vecchio che si ostina ad attaccarsi alla poltrona. Se la televisione fosse libera e i giornalisti fossero imparziali, sarebbe già a Rebibbia da un bel pezzo. A giocare a poker con Previti, Dell'Utri e Cuffaro.

21 gennaio 2011

S. Anché














Uno dei personaggi che preferisco del circo politico è sicuramente daniela santanchè.
In questi ultimi giorni si sta esponendo in prima persona per difendere il premier dall'ennesimo scandalo. Rimediando spesso e volentieri figure barbine, con fughe da programmi televisivi (accusati di essere troppo faziosi e comunisti). L'intervento che volevo sottolineare era questo:
Annozero
Un'accusa ai tromboni di sinistra che non rispettano le donne, poichè nel caso Ruby troppo spesso le amiche del premier vengono considerate prostitute solo in base a delle accuse tendenziose di parte della magistratura politicizzata. E altri interventi dello stesso tenore, più o meno per tutta la serata.

Al di là delle questioni politiche, volevo semplicemente mettere in parallelo questi interventi alle dichiarazioni dell'ultima campagna elettorale:
"Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali."
Come ho già spiegato nel disclaimer, l'attualità non ha memoria storica. Mettere assieme dichiarazioni di oggi e di ieri conduce a risultati sconcertanti. 

D'altronde quella era una campagna elettorale in cui la santanchè rivaleggiava con berlusconi. Una campagna elettorale che l'ha vista fuori dal parlamento, salvo poi rispuntare nel governo con il prestigioso posto di "sottosegretario al dipartimento per l'attuazione del programma", il cui nome dice tutto. Insomma, non si è fatta eleggere. Arrivata al governo chissà come, accusa i giudici di voler sovvertire con i processi i risultati elettorali, ovvero la sovranità del popolo. Quella stessa sovranità che la sua sola presenza negli organismi istituzionali mette in ridicolo.

14 gennaio 2011

Kill the king


















Un paio d'anni fa scrissi un racconto, "L'uomo che uccise Dio", in cui un fanatico diventava un assassino provetto e arrivava a sacrificare la sua vita per uccidere il sacro Imperatore, fonte di ogni male. Alla fine, però, gli eunuchi di corte conquistavano sempre più potere e facevano eleggere un nuovo tiranno, frustrando le ambizioni salvifiche del protagonista.

Scrissi questo racconto come risposta simbolica a chi sosteneva che Berlusconi fosse il cancro della democrazia italiana e che, una volta tolto di mezzo lui, le cose sarebbero migliorate. Anch'io credo che sia un grosso tumore, ma non credo proprio che alla sua scomparsa dalla vita politica (o alla sua morte, perchè tanto come Andreotti ci rimarrà sul groppone finchè non schiatta) le cose saranno decisamente migliori. Eliminare il tiranno è inutile, se non si cambia il sistema che lo forma e che lo premia. Ne verrà un altro, forse peggiore.

Non basta sconfiggere il tiranno, bisogna darsi da fare per cambiare le coscienze delle persone. Risvegliare il loro senso civico, eliminare l'opprimente cappa di demenza televisiva, ridare un futuro al paese. Bisognerebbe cambiare in toto la classe politica, rivedere tutto l'ordinamento statale... insomma, un enorme cambiamento anche culturale. Sconfiggere il tiranno è comunque possibile, arduo ma possibile. Fare un cambiamento totale... sembra impossibile. Ci si potrebbe accontentare della scomparsa di Berlusconi, perchè è più facile; ma non basta, serve un cambiamento radicale. Sembra impossibile, lo ripeto: come sconfiggere la mafia. Servono cambiamenti radicali... servirebbe una rivoluzione, che ormai è diventata una parola tabù.

Per questo mi piace chiudere con una delle ultime interviste di Monicelli:

13 gennaio 2011

MiraRenzi


















Ci tenevo a dire due cose al mio "compagno di partito" Matteo Renzi. Così, giusto per parlare. Mi riferisco ovviamente al caso Mirafiori e alla polemica con i Rottamatori e Gad Lerner: http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2011/01/13/441648-renzi_come_conti_lerner_scusa.shtml

Sono d'accordo con il sindaco di Firenze quando dice che si può essere di sinistra anche senza essere d'accordo con la Fiom (anche se io, per inciso, sto con la Fiom); fin troppi esponenti politici, anzi, hanno cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, cercando di tenere il piede in due staffe per mera convenienza politica. Perlomeno lui ha fatto una scelta chiara.

Tuttavia non sono d'accordo quando dice che bisogna rispettare chi investe i capitali. L'investimento capitalista non è il succo del discorso, mi spiace. Se fosse questa la questione, la mafia sarebbe l'organismo degno di maggior rispetto in tutta la penisola. Chi potrebbe garantire investimenti pari a quelli mafiosi? Il problema non è l'investimento di capitale, ma il piano industriale. Cosa produciamo? Dove andiamo? Qual'è il nostro futuro? Se l'unico obiettivo sono i soldi e l'economia a breve termine, si fa prima ad andare a rubare.

E qui si entra nel merito della questione Mirafiori. Sono d'accordo che alcuni diritti dei lavoratori possano essere diventati dei privilegi, con il passare del tempo; sono d'accordo che l'operaio non deve essere pagato per malattia quando invece sta a guardarsi la partita di calcio in tv. Mi sta bene che si possano fare dei sacrifici, delle deroghe, degli sforzi. Ma per un piano industriale preciso, non per un banale investimento. Il lavoro è il mezzo, non il fine. Il ricatto di Mirafiori utilizza il lavoro come ricatto, ma cosa si produce? Si fa la Panda per altri dieci anni finché il petrolio non finisce? Oppure si fa un piano serio su qualche nuova auto elettrica et similia? Insomma, i sacrifici si fanno non per i soldi  in quanto tali (altrimenti conviene andare a rubare o a chiedere lavoro alla mafia) ma in presenza di uno specifico progetto per il futuro. Si lavora assieme a dei piani industriali, non a dei ricatti

C'è di più. Se ai tempi dello statuto dei lavoratori il rapporto tra lo stipendio dell'operaio e quello del manager era di 1 a 20, adesso è di 1 a 200. Negli ultimi decenni non mi pare che il mondo sia andato verso una maggiore ridistribuzione delle ricchezze. Anzi. Con tutti i problemi creati da un'economia neoliberista globalizzata in un mondo di stati nazionali, non mi pare che la crisi economica sia stata creata dall'operaio fiat che frega un giorno di malattia per guardare la partita di calcio. La crisi economica non l'hanno di certo creata gli operai, eppure devono essere gli unici a pagarla. I poveri dovranno pagare la crisi dei ricchi, e le ricchezze continuaro ad accentrarsi. Questo è il ricatto, questa è la grande beffa.